La qualità della vita è data dal PIL o dall’intensità di emozioni? Il Deep Tourism di Antonio Prota



Sulle pagine del Sole 24 Ore proseguono analisi e indicazioni sulla qualità della vita in Italia. Ma la parola “qualità” comprende davvero solo l’espressione economica di un luogo o c’è molto di più?


Da un articolo del prof. Giuseppe Lupo (professore associato di Letteratura italiana all’Università Cattolica di Milano) pubblicato sul sole24ore, dal titolo “Fuga nei borghi e ritorno al Sud? L’inganno di una resurrezione fragile” sorgono alcune riflessioni di Antonio Prota , esperto di turismo internazionale e marketing territoriale, project manager di vari progetti in Africa, Caraibi, Stati Uniti e Italia.

In particolare – dice Prota – il professore concludeva la sua analisi definendo “l’Italia minore, quella appunto meridionale, depauperata di potenzialità da una classe politica che quasi mai ha lavorato nei termini di una progettualità” utile “a soddisfare il bisogno di evasione dalla pestilenza dei grandi spazi urbanizzati, vivendo le aree interne come un’avventura cinica ed esotica, buona a soddisfare la curiosità di chi è stanco dell’eccessiva civiltà e cerca un momentaneo rifugio nella preistoria”.

Tali affermazioni inducono alcune domande:


Ma davvero esiste un’Italia minore?

Con quali parametri costruiamo e ponderiamo la subalternità?

Possiamo considerare la vita nel Sud un’avventura cinica, esotica e preistorica?

In effetti sono stati ritrovate nel profondo Sud alcune impronte di dinosauri, però è difficile trovarli ancora vivi. Quello che invece sembra sopravvivere è un pregiudizio sul fatto che il Sud sia invivibile. Dobbiamo ammettere che considerando solo il pil sicuramente nel sud è minore, ma se iniziamo a fare alcune valutazioni, come spiega il Presidente francese Macron: “Siamo in un momento di frattura del capitalismo, che deve pensare alle diseguaglianze e al cambiamento climatico”, allora le cose cambiano. Ci sono alcuni valori fortemente radicati nella cultura del Sud che possono essere presi ad esempio da tutti coloro che non credono più alla sola “logica piuttosto monolitica basata sulla creazione di profitti” o “al dominio dell’illusione economica”.

Possiamo considerare incivile un agricoltore che ogni giorno con il suo lavoro applica i principi dell’economia circolare da generazioni o un artigiano che costruisce opere uniche grazie al suo lavoro manuale e inimitabile? E ancora, sarà forse “icona di una finta bellezza” l’attrazione turistica dei territori meridionali?

Il Sud ha senza dubbio perso nell’inseguimento industriale eternamente incompiuto, ma siamo proprio convinti che questo modello produca benessere sociale nel lungo periodo?

Come giustamente scrive il sociologo Franco Cassano nel suo Pensiero Meridiano “Ogni idea del futuro del Sud, del suo sviluppo, va coniugata con la specificità della sua posizione geografica e della sua cultura”.

Il Sud rappresenta quel punto di rottura che Macron esprime molto bene quando afferma che “la lotta contro il cambiamento climatico e quella per la biodiversità devono essere centrali nelle scelte politiche che dobbiamo fare”.

Il Sud tutela da sempre la biodiversità che spesso il sistema industriale distrugge insieme alla memoria sociale e al sapere intergenerazionale.

Pertanto “La visione moderna del rapporto fra uomo e ambiente è quella che riconosce la diversità biologica come elemento chiave del funzionamento della Terra e l’uomo come un elemento determinante di questo sistema ecologico”.

E’ arrivato il momento di ringraziare quegli agricoltori, artigiani, commercianti che con sacrificio non hanno inseguito il solo profitto ma hanno tenuto in vita non i dinosauri, bensì le tradizioni tramandate per generazioni, “come deposito di sapienza ecologica”, da persone operose e attente al più grande valore comune: il pianeta.

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