Turismo e ospitalità: dalla sharing economy alla clean economy

Investita dalle cancellazioni derivanti da tutto il mondo, il gigante dell’home sharing Airbnb si allontana all’ultimo miglio dalla quotazione in borsa che era ormai imminente. Per alcune mete, la perdita del giro di affari si attesta intorno al 90%. Inoltre si è recentemente fatto ricorso a un accordo misto tra debito ed equity per la cifra di 1 miliardo di dollari che oltre a nascondere un tasso di interesse stranamente alto (si parla del 10%) mostra anche una riduzione della valutazione di quasi la metà per compagnia di San Francisco. Si è passati da 31 miliardi del 2017 ai 18 di oggi. Insomma qualcosa sta cambiando, si corre ai ripari e si inverte il meccanismo, la compagnia ha annunciato lo stanziamento di 5 milioni di dollari da destinare ai suoi host, perché ovviamente il problema non sarà fronteggiare solo la quarantena ma gestire il cambiamento culturale e antropologico che ne deriverà e andrà ben oltre il covid-19.

Bisogna partire dal presupposto che, oltre al necessario distanziamento sociale imposto per legge, un certo distanziamento diventerà d’uso comune anche dopo questi mesi e una certa soglia di attenzione alla sanificazione degli ambienti diventerà prerogativa ("e se in quella casa ci fossero stati casi positivi prima di noi..." Come la prendereste?).

Quindi il ragionamento è presto fatto, la condivisione di appartamenti in cui la sanificazione spesso era affidata al buon senso degli host, con controlli che per la natura legislativa stessa della modalità di affitto breve sfuggivano, domani dovrà essere certificata e diventare una prerogativa dimostrabile in qualche modo.

Probabilmente, il concetto stesso di turismo "mordi e fuggi" cambierà su due vie diametralmente opposte. Se da un lato aumenteranno presumibilmente gli spostamenti in prossimità del luogo di residenza così da sentirsi tendenzialmente più al sicuro, pronti ad una nuova eventuale quarantena, in sostanza a portata di automobile. Dall’altro lato, si farà molta più fatica a ricorrere a B&B e case condivise su piattaforme di sharing, punto di appoggio privilegiato nel turismo “del weekend”. Questo ovviamente fino a quando non si riuscirà a dimostrare efficacemente la propria personale attenzione ai protocolli di sanificazione. Di conseguenza sarà cura più diretta degli host farsi sentire, magari tramite i propri social o attraverso il proprio sito web. Non tarderanno ad arrivare video in cui si parlerà del luogo, del mare, dell'accoglienza delle camere e si descriverà il protocollo di sanificazione messo in campo. La comunicazione stessa cambierà.

In questo scenario, con un aumento della voglia di tornare a viaggiare, si dovrà fare i conti con un cambiamento anche delle abitudini, per cui probabilmente si ritornerà a viaggiare in hotel e strutture certificate, che certamente verranno sottoposte per legge a misure più stringenti e che dovranno fare dei loro storici legacci burocratici (controlli sanitari obbligatori, ecc), che sempre sono stati al centro dei mal di pancia di questa categoria, un nuovo asset competitivo. Come sempre il futuro sarà di chi saprà interpretare il cambiamento e in chi saprà costruire nuovi concetti di valore per il cliente partendo proprio da ciò che tempo fa era un punto a sfavore.

Insomma ben presto potremo vedere una virata nel mondo dell'home sharing in cui il nuovo valore per l'ospitalità, la nuova unicità dipenderà dal livello di sicurezza che si riuscirà a comunicare.


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